In riva al mare

1.
Ho sempre amato passeggiare lungo la riva del mare, alzarmi presto per assistere allo spettacolo della nascita di un nuovo giorno, oppure ammirare i colori del tramonto, quando il sole sembra immergersi nell'acqua.
In quei momenti i miei pensieri vagano liberi, senza un meta precisa, ogni mio progetto, seppur ardito, mi sembra realizzabile.
Le onde del mare si susseguono senza sosta, lentamente, si infrangono sul bagnasciuga e riportano alla superficie ricordi inaspettati, ma ancora nitidi e ben scolpiti nella memoria.
"Scusa, sai dirmi se qua nelle vicinanze si trova un bar?" , una voce alle mie spalle mi fa trasalire "No ,qua non c'è nulla, devi percorrere due km per trovare qualcosa di aperto" rispondo al ragazzo che ha interrotto il flusso dei miei pensieri.
Fatico a metterlo a fuoco, è in controluce, "Allora mi fermo qua, riprendo un attimo fiato e poi riparto", mi risponde  e decide di sedersi accanto a me.
"Fai pure, c'è posto" e mi ritrovo a fissarlo...


2.
ero convinta di trovarmi davanti al classico turista in bermuda ed infradito, quanto mi sbagliavo ed evidentemente il mio viso tradì il mio stupore.
"Non hai mai visto un ciclista?" mi domandò, ridendo, lo sconosciuto, io, che nel frattempo dovevo aver assunto un colore a metà strada tra il pomodoro ed un'anguria matura, gli risposi "Beh, questa è una località turistica, si incontrano le persone più strane, ma. almeno io, è la prima volta che un ciclista mi chiede un'informazione, non studiate prima il percorso?".
Lui scoppiò a ridere, evidentemente aveva il senso dell'umorismo, "Hai perfettamente ragione, sono un dilettante, ho solo pensato di potermi orientare abbastanza facilmente, dando per scontato che ci fossero bar lungo la strada", si tolse gli occhiali scoprendo due occhi verde mare, nei quali, inevitabilmente mi persi.
"Marco, piacere" tendendomi la mano, un brivido mi percorse la schiena quando strinse la mia, "Sara. Vieni con me, abito qua dietro, a casa dovrei avere qualcosa di fresco in frigo, o almeno spero" gli dissi d'impulso, senza nemmeno pensare che stavo invitando nel mio piccolo regno un uomo di cui praticamente non conoscevo nulla se non il nome.
Sentivo tuttavia che potevo fidarmi, senza contare che il mio vicino, il sig. Renzo, era a casa, pronto ad intervenire in caso di pericolo.


3.
"Vado a recuperare le mie cose" dissi a Marco e mi incamminai verso l'ombrellone che distava qualche metro, "Ti aspetto qua, non mi pare sia una buona idea scendere con la bicicletta".
Nel frattempo oltre agli occhiali si era tolto anche il caschetto e la maglietta, rivelando un fisico asciutto e tonico, tipico degli atleti, mi imposi di non continuare a fissarlo, non era per niente opportuno, per quanto dovetti ammettere che mi sentivo attratta da lui come una calamita.
Tutto ciò è sbagliato, continuavo a ripetermi, la mia parte razionale stava battagliando con quella istintiva ed irrazionale, mi ero allontanata dalla città per cercare di schiarirmi le idee, per rimettere in ordine alcuni tasselli della mia vita, non certo per complicarmela ancora di più.
Tuttavia offrire da bere è solo pura cortesia ed educazione, non è nulla di impegnativo, non è una firma su un contratto, è semplicemente l'occasione di conoscere qualcuno che non faccia parte della solita cerchia di amici, per intenderci quelli che frequento da sempre, una bocca di aria fresca, nulla di più.
Recuperai l' asciugamano scuotendolo per togliergli la sabbia, lo riposi nella borsa, chiusi l'ombrellone e tornai da Marco.
"Eccomi, dobbiamo fare un piccolo tratto di strada e saremo arrivati" gli spiegai " Mettiamo la borsa sul manubrio della bicicletta, al momento è  il minimo che posso fare per sdebitarmi della tua gentilezza", la prese, la sistemò e mi seguì.
Camminavamo l'uno accanto all'altra, sfiorandoci appena...


4.

Non sapevo proprio cosa dirgli, l'unica cosa sensata, e scontata, che mi venne in mente fu: " Sei qui in vacanza?" " Si, sono arrivato ieri sera, rimango poco, domenica riparto, una toccata e fuga. E tu?" mi domandò "Anche io sono arrivata ieri sera, ripartirò domenica, lunedì devo essere al lavoro." gli risposi guardandomi la mano sinistra.
Una mezza verità, l'unica che al momento ero in grado di raccontare agli altri, ma soprattutto a me stessa.
"Una buona notizia, così non rischio di morire disidratato nei prossimi due giorni!" rise ed io non potei fare a meno che unirmi a lui "Vorrà dire che farò scorta, preparami una lista."
Eravamo arrivati davanti a casa mia e, come avevo previsto, il sig. Renzo si stava dedicando al suo passatempo preferito, il giardinaggio, "Buongiorno Renzo" lo salutai "Buongiorno Sara. Stamattina ho raccolto alcune pesche, ne ho messa qualcuna in una busta." mi disse e, prima ancora che potessi dirgli qualcosa, era scomparso nel retro della casa, dove aveva un orto.
"Quando smetterò di lavorare, vorrei trasferirmi in campagna, mi piacerebbe abitare in una casa immersa nel verde, circondata da alberi da frutta e, perchè no, provare ad allevare anche qualche animale, tipo galline o anatre." disse Marco ammirando il roseto del sig, Renzo "Io invece sogno di stabilirmi definitivamente qua, di alzarmi alla mattina e di vedere, appena apro gli occhi, il mare, di avere come sottofondo, in ogni momento del giorno, il rumore delle onde", prima che Marco potesse aggiungere qualcos'altro, ricomparve il sig. Renzo con quanto promesso " Ecco qua Sara, se ti serve altro non esitare a chiedere" "Grazie, lei è sempre molto gentile, non doveva disturbarsi", " Il mio è un passatempo, non riuscirei a mangiarle tutte, mi fa piacere regalarle, se ha bisogno chiamami pure" e mentre parlava notai che stava squadrando Marco dalla testa ai piedi, ero sicura che si stesse domandando chi fosse, ma lo conoscevo bene, era persona molto discreta e riservata, non mi avrebbe mai fatto domande.
Non mi aveva chiesto nulla nemmeno la sera prima, quando, sentendo dei rumori insoliti, si era affacciato alla finestra e mi aveva visto rovistare nella borsa, in cerca delle chiavi che non riuscivo a trovare, perchè le lacrime mi avevano ofuscato la vista.
"Aspetta Sara, vado a cercare le chiavi di scorta e ti apro." si era limitato a dirmi "Grazie Renzo, non volevo disturbarla, è solo che..." non mi lasciò finire la frase " Sara, nessun problema".
"Marco appoggia pure la bicicletta sul muro, difficile che qualcuno passi e te la prenda." dissi a Marco mentre aprivo la porta...



5.

“L’amore per il mare direi sia evidente” esclamò appena varcata la soglia ed aveva ragione.
La mia casa non era molto grande, sala con angolo cottura, camera da letto, bagno, ma avevo curato ogni dettaglio, per alcuni poteva sembrare kitch, ma, per me, era lo specchio nel quale mi riflettevo.
Le pareti erano di tinta verde mare, un colore unico, avevo creato personalmente il campione, sopra al divano troneggiava una acquerello, regalo di una mia amica, nel quale si poteva ammirare il sole al tramonto che si tuffa nel mare, le cornici delle foto erano tutte personalizzate con una conchiglia o una stella marina.
“Lascia pure la borsa accanto al tavolo” dissi a Marco mentre aprivo il frigorifero “ Dunque la casa offre: acqua, thè al limone, succo di frutta per quanto riguarda gli analcolici, mentre se preferisci qualcosa di più forte c’è della birra”, “Thè al limone, grazie” mi rispose mentre gironzolava intorno al tavolo, osservando parti della mia vita, quanto meno quella visibile a tutti.
Aprii il mobiletto della cucina, presi due bicchieri, cercando di ignorare la coppia di tazzine di caffè, bianche e rosse, regalo di un S. Valentino che ora mi sembrava lontanissimo.
Feci un respiro profondo, iniziai a versare il thè per entrambi, si era rimesso la maglietta, che non poteva certo nascondere le spalle larghe e forti.
Da quanto non mi fermavo a guardare così attentamente un uomo? O meglio qual era l’ultima volta che avevo osservato qualcuno che non fosse lui? Sentivo le lacrime salire direttamente dal cuore per cercare di farsi strada tra i mille pensieri confusi che si aggiravano nella mia testa.
“Scusami, vado un attimo a rinfrescarmi, bevi pure, torno subito”, senza attendere risposta corsi in bagno, chiudendomi la porta alle spalle.
L’onda mi stava per travolgere, non avevo nessun salvagente da afferrare, nessuno scoglio al quale aggrapparmi.
Aprii il rubinetto, feci scorrere l’acqua, mi lavai il viso più volte, lo asciugai, cercando di ricompormi al meglio.
“Sara, tutto bene?” la voce di Marco mi riportò a galla “Si, si tutto bene, ero solo leggermente accaldata” gli risposi uscendo dal bagno, “Un thè veramente dissetante, complimenti alla cuoca!” “Oh, nulla di speciale, una cosetta da cinque minuti, se vuoi ti scrivo la ricetta”, chissà come riusciva a dire la cosa giusta al momento giusto.
“Più che la ricetta, potresti darmi il tuo numero?” la sua richiesta mi spiazzò completamente, “Accetto anche rifiuti, non preoccuparti” continuò mentre sorseggiava il thè.
La risposta sensata, quella che avrei dato se me lo avesse chiesto venerdì mattina, sarebbe stata un secco e stizzito no, ma era sabato pomeriggio ed erano passate ore lunghe interminabili, ore che non ero ancora stata in grado di mettere a fuoco.
 “Aspetta, sono stato veramente maleducato” e prima che potessi rendermi conto di quello che stava per fare le sue labbra si posarono sulle mie…



6.

e l'onda, che solo poco prima avevo cercato di soffocare, ricominciò a salire sempre più velocemente, ma, per qualche strano scherzo del destino, non si trattava del mare in burrasca, ma di quello calmo della sera che stava piano piano calando.
I miei pensieri avevano smesso di muoversi alla cieca, senza una meta precisa, si stavano concentrando sulla consistenza e sulla morbidezza di quelle labbra, stavano assaporando una nuova e piacevole sensazione.
“ Continuerei volentieri questa piccola, piacevole e deliziosa parentesi, ma ho fame, quindi che ne dici se mangiamo qualcosa?” disse Marco, interrompendo il bacio e circondandomi in un abbraccio forte, ma rassicurante.
Segui il flusso della corrente, desiderosa di sapere dove mi avrebbe condotto, tacendo quasi immediatamente la parte razionale di me, quella vocina antipatica e stridula che stava iniziando a ricordarmi che avevo ben altro di cui avrei dovuto preoccuparmi.
“Dico che è meglio se prima facciamo una doccia e poi mangiamo, potremmo andare al ristorantino di pesce in fondo alla strada” risposi, quasi mordendomi la lingua per la schiettezza “Ottimo programma, torno in albergo direi che per le 21.00 dovrei farcela!” rispose Marco, sciogliendo lentamente l’abbraccio.
Stava per uscire quando parve ricordarsi qualcosa di importante “Dimenticavo, niente pensieri tristi, mi raccomando” e accompagnò queste parole con uno sguardo d’intesa.
Possibile che solo dal tocco delle mie labbra e dal contatto con il mio corpo avesse capito ciò che stavo passando da non meno di 48 ore?
Non ci conoscevamo, se non da poche ore, anche se avevo la strana sensazione che il nostro incontro non fosse solo frutto del destino.
Decisi che un bella doccia rilassante era molto più importante che trovare delle risposte a delle domande che continuavano ad essere ancora troppo difficili da capire.











2 commenti:

  1. Sembra un episodio di vita vissuta, da come è descritto bene! Comunque brava! Il seguito?

    RispondiElimina