venerdì 29 gennaio 2016

Un senso


Mi chiedo se tutto questo abbia un senso
Mi chiedo fino a quando dovrò tenderti la mano perché tu possa fidarti
Mi chiedo fino a quando dovro' ascoltarti affinché  tu possa aprirti
Mi chiedo fino a quando dovrò rincorrenti tra i silenzi ed i muri 
Mi chiedo se amarti sia sufficiente

domenica 24 gennaio 2016

Addio

Il cuore ti ha detto ti amo
ma l'anima ti ha detto addio
per non rimanere
sola
nel vuoto
in cui l'hai lasciata


venerdì 22 gennaio 2016

Sempre e solo Tu

Ti penso
in ogni istante
ad ogni respiro
ad ogni battito di ciglia
penso al vuoto che ho dentro
al fatto che amarti mi distrugge
passano i giorni
cercando di dimenticarti
annaspando per non affogare nella tua immagine
riflessa nei miei ricordi
ma mi accorgo che è tutto inutile
non riesco
a levarmi tu da dentro di me



domenica 10 gennaio 2016

Dalla minigonna di Coco Chanel al hijab di Dolce&Gabbana passando per Colonia

Qualche giorno fa una mia carissima amica mi ha annunciato con gioia la sua terza gravidanza e, dopo due splendidi figli maschi, il suo istinto, notoriamente da "strega", le suggerisce che molto probabilmente sarà una bambina.
Felicissima per lei, ma non nascondo di essere anche un po' preoccupata per il futuro di questa giovane donna, all'indomani di Colonia, ultimo di una serie di episodi, più o meno gravi più o meno mediatici di attacco alle donne.
La notte di festa, lo sballo, il divertimento, l'euforia, rende Colonia una violazione così intima, così profonda da suscitarmi visceralmente una rabbia, un disgusto misto ad impotenza, che parte dalla pancia per arrivare dritto al cervello che, ingenuamente, pensavo sarebbe stato unanimamente condiviso e condannato dalle potenti delle Terra.
Mi immaginavo la cancelliera di ferro Angela Merkel indignata, rabbiosa come un rottweiler, un po' come quando striglia i premier di quegli Stai membri il cui bilancio sfora quel maledetto 3%, una Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati, finalmente libera da quella imperturbabile maschera di ghiaccio che la contraddistingue.
Ma ahimè mi sbagliavo.
L'omertà delle autorità tedesche  e dei media, ad eccezione di twitter, è stata veramente imbarazzante, al pari di quelle italiane che ne hanno dato la notizia, con il contagocce, dopo quasi una settimana.
Una semplice mancanza di rispetto, un manipolo di giovani uomini ubriachi frustati attratti dal miraggio occidentale, addirittura c'è chi ha il coraggio di scrivere, dietro al paravento della provocazione, che sia stata colpa delle stesse donne e dei loro atteggiamenti equivoci.
Con un magistrale colpo da maestro sono state cancellate, bruciate, arse vive nel falò della vecchia di fine anno, tutte le lotte per l'emancipazione e per l'uguaglianza dei diritti tra uomo e donna (ricordo che ancora oggi, 2016, noi donne percepiamo retribuzioni e compensi inferiori rispetto ai nostri colleghi uomini).
Le donne del potere, in nome della moda del politicamente corretto, per evitare ogni accusa di razzismo, di fascismo. di nazismo, di islamofobia, hanno, con il loro colpevole silenzio, oscurato l'immagine del premio Nobel per la Pace Malala, dell'astronauta Samantha Cristoforetti, dell'astrofisica Margherita Hack, della scienzata Rita Levi Montalcini, hanno ucciso per la seconda volta Raqia Hassan, giornalista uccisa a Raqqa che, con coraggio e determinazione, denunciava e sfidava i terroristi.
Ed oltre al danno la beffa.
Mentre le lacrime delle donne di Colonia non sono ancora state asciugate, la nuova collezione di Dolce & Gabbana punta sulla rivisitazione, sul rendere fashion e di tendenza lo hijab, un po' come la moda della barba lunga per l'uomo.
Uno schiaffo in pieno viso a Coco Chanel, icona di stile e di libertà femminile, che tagliò con decisione il tessuto che copriva le donne liberandole.
Ora quei corpi, quella femminilità, sarà nuovamente avvolta, soffocata dalle stoffe, seppur preziose, della religione, del moralismo, del maschilismo?
Non vi do risposte, ma immagini sulle quali vi invito a riflettere.


lunedì 4 gennaio 2016

#CharlieHebdo: un Dio in fuga che si rifugia al cinema a vedere #QuoVado

Tutto è iniziato, nel nostro mondo ovattato e simil perfetto, con la morte di Charlie Hebdo, improvvisamente il cielo si è spezzato, la terra sotto i nostri piedi si è aperta e, al pari dei nostri "cugini" siriani o africani o scegliete voi una qualsiasi zona di guerra (ne esistono parecchie, ma, come recita un vecchio proverbio: lontani dagli occhi lontani dal cuore), nessun luogo è stato più sicuro.
Non un museo, non una spiaggia, non un aereo, non un ristorante, non un concerto, non una scuola.
Indifesi, vulnerabili, esposti o più che mai al pericolo che qualche terrorista, in nome di un "presunto dio" o semplicemente qualche squilibrato emulatore per provare l'ebrezza di un momento diverso ed irripetibile, decida di vivere, post-mortem, il suo quarto d'ora di celebrità, trasformandosi in un mortale fuoco d'artificio.
Ma si sa, i buoni vincono sempre ed ecco che nonostante Charile Hebdo, il Bardo, la strage di Tunisi, l'eccidio all'università in Kenya, la ferocia di Boko Haram, la musica interrotta al Bataclan e perchè no anche l'inettitudine delle amebe che guidano, o meglio trascinano a stento in nostro Paese, Quo Vado marcia trionfalmente sul colosso americano Star Wars, con il suo carico di risate a battute quasi scontate e prevedibili di Checco Zalone, che altro non è che l'ennesimo laureato in giurisprudenza che invece di andare ad intasare le aule dei tribunali, già al collasso, si è reinventato facendo vivere quel che rimane di noi, povera, generazione social incapace di reagire alle barbarie che giornalmente vediamo scorrere sotto al proprio naso.
E fu così che tutti diventammo. nel giro di meno di 48 ore, #JeSuisQuoVado.