venerdì 29 maggio 2015

#Expo2015 l'Italia dell'illegalità in vetrina

Il presidente di Expo2015 s.p.a  Diana Bracco è indagata dalla Procura di Milano, in qualità di presidente del consiglio di amministrazione della casa farmaceutica Bracco per evasione fiscale, avrebbe emesso fatture false per un valore di circa un milione di euro.
A nemmeno un mese dall'inaugurazione in pompa magna, trasmessa in mondovisione, le prime ombre dell'illegalità si allungano sulla figura di spicco dell'esposizione mondiale, che, nell'intenzione delle giunte comunali che si sono susseguite a Milano e dello stesso Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dovrebbe rilanciare l'immagine dell'Italia, alla faccia dei gufi e dei rosiconi che denunciavano già da tempo varie irregolarità.
Ed ora cosa accadrà? 
Al momento Diana Bracco è solo indagata, verrà prontamente ribadito che si tratta di fatti estranei ad Expo2015, per parlare di colpevolezza, forse, passeranno anni, ma l'Italia ne uscirà agli occhi impietosi della stampa internazionale, in ogni caso, con le ossa rotte, ancora più sporca e più opaca di prima.

Nel mondo dei contrari si proteggono gli assassini

non le vittime.
Una donna è morta sul colpo, altri 7 sono rimasti feriti, da un'auto piombata su di loro ad una fermata dell'autobus, a 180 km/h guidata, probabilmente, da due minorenni di etnia rom.
Ed il nostro Ministro dell'Interno Angelino Alfano, campione degli ordini più assurdi alle Forze di Polizia, ricordiamo il mancato intervento nei disordini che hanno coinvolto i Balck Bloc a Milano, il 1 Maggio, giorno di apertura di Expo2015, cosa decide?
Il buon senso suggerirebbe dei controlli a tappeto all'interno dell'area, ma si sa è una caratteristica che non gli appartiene quindi, per evitare rappresaglie, decide di rafforzare le misure di sicurezza intorno al campo, di fatto proteggendo chi si è macchiato di tale omicidio.
Il solito copione buonista prevede, oltre alla pubblicazione, nei prossimi giorni, sulle maggiori testate giornalistiche di episodi in cui i protagonisti saranno persone rom "di buoni sentimenti" o di interviste ad opinionisti sul diritto alla loro protezione, in quanto perseguitati da sempre, che i familiari della vittima e tutti gli italiani che invocano giustizia, tradotto processi veloci e certezza nell'applicazione della pena, come ha dichiarato anche Adriano Celentano vengano attaccati ed accusati, ovviamente, di razzismo, di odio, per mascherare l'inefficienza di uno Stato, nella persona del primo cittadino Ignazio Marino, che non è in grado di garantire la sicurezza al suo interno.
Questa è Roma, la Capitale che tra qualche mese ospiterà il Giubileo della Misericordia, una città in cui gli assassini godono di privilegi e le vittime sono condannate, senza appello, all'ergastolo.


giovedì 28 maggio 2015

Pennivendoli alla sbarra.

Succede anche questo nell'Italia degli impresentabili, i pennivendoli, a volte, per presunta commissione di reato, sono rinviati a giudizio, ma, per una legge non scritta, chi di penna ferisce di penna perisce.
Sono quelli che godono nell'umiliare le persone, nascondendosi dietro il paravento dell'acuta ironia, maestri nel manipolare le dichiarazioni, attraverso un abile lavoro di taglia e cuci, e nello sbattere il mostro in prima pagina, ancor prima di verificare se si tratta del lupo o dell'agnello.
Sono gli unici detentori della verità assoluta e, pertanto, si sentono autorizzati a stigmatizzare chi non si allinea con il loro pensiero, aizzando sapientemente il popolino verso i dissidenti.
Si sentono intoccabili, inviolabili, al punto di non riuscire a capire che, se vengono divulgate notizie sulla loro persona dalle maggiori testate giornalistiche, si tratta di normale, banale, attualità.
Loro che spesso ricoprono i ruoli  giudici inflessibili nei processi mediatici, quando, per ironia della sorte, passano dall'altra parte della barricata, diventando quindi vittime, sono in prima fila ad accusare questo sistema di processo sommario che aumenta lo share dei programmi spazzatura ed i like su Facebook.
Sarebbe sufficiente che facessero un bagno di umiltà e ricordassero, molto semplicemente, di non fare agli altri ciò che non vorrebbero fosse fatto a loro.


mercoledì 27 maggio 2015

#Parolisi 20 anni, meno di uno per ogni coltellata

35 coltellate non sono state sufficienti per riconoscere a Salvatore Parolisi l'aggravante della crudeltà nell'omicidio della moglie, Melania Rea, e così, sulla base della revisione stabilita dalla Corte di Cassazione, la Corte d'Assise d'Appello di Perugia ha sancito che ora dovrà scontare una pena non più di 30, ma solo di 20 anni, meno di un anno per ogni coltellata.
Altre 20 coltellate inflitte da quei Giudici, che avrebbero dovuto rendere giustizia a Melania, a chi resta, ai suoi genitori, a suo fratello, alla piccola Vittoria, rimasta di colpo orfana e che invece sconteranno, senza colpa, un ergastolo a vita.
Una sentenza che verrà spiegata non da chi l'ha redatta, ma dai genitori della vittima, costretti, in un perverso gioco di scambio di ruoli, a trovare, presto o tardi, le parole giuste per cercare di far capire a Vittoria che il papà ha infierito, per un motivo ad oggi ignoto, per 35 volte con un coltello sul corpo della mamma, ma non lo ha fatto con crudeltà.

In un Paese perbene ed onesto gli #impresentabili non dovrebbero esistere

Tutti, comuni cittadini, ma soprattutto politici, hanno ricordato il 23 maggio e partecipato agli eventi organizzati per i 20 anni dalla morte del magistrato antimafia Giovanni Falcone, ucciso con 500kg di tritolo lungo l'autostrada di Capaci.
Oggi  27 maggio, sono passati 4 giorni dall'anniversario e già il ricordo si sta velocemente affievolendo, si apprende che la presentazione della lista degli impresentabili, elaborata dalla Commissione Parlamentare Antimafia, dei candidati alle elezioni regionali, che si svolgeranno il 31 maggio, slitta a venerdì, a meno di 2 giorni dal voto.
Impresentabili una parola che stride fortemente con tutti gli slogan pro legalità e contro la corruzione sbandierati ed urlati a gran voce da tutti i partiti politici in questi mesi di campagna elettorale nei salotti televisivi e sui social network.
Impresentabili in un Paese che nei prossimi mesi sarà sotto i riflettori mondali grazie ad Expo 2015, ma che è civile, normale, con forte senso civico e di responsabilità verso i cittadini , solo nelle parole spese dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che tuona e si arrabbia contro chi denuncia le illegalità definendoli in modo spregiativo gufi.
Impresentabili che nemmeno dovrebbero essere inseriti tra i papabili nelle varie primarie o nelle scelte al vertici dei partiti.
Impresentabili volti che non vorremmo che rappresentassero l'Italia.

Generazione #charliecharliechallange

Da qualche giorno circola su web un presunto gioco esoterico che prevede l'evocazione di uno spirito bambino, Charlie, attraverso il posizionamento di due matite, come una croce, su un foglio bianco raffigurante quattro riquadri, nei quali sono riportate le parole si e no.
Questo "fenomeno" ha interessato non solo adolescenti, che hanno diffuso video e tweet, ma anche ragazzi più grandi, forse tutti in cerca del un brivido della novità.
Quando non basta la realtà, si prova a cercare altro, arrivando a scomodare gli spiriti.
Mia zia, che sosteneva di essere in contatto con loro, mi ha sempre raccomandato di lasciarli in pace, un consiglio che appare oggi evidentemente anacronistico in un'epoca in cui tutto appare lecito senza alcun tipo di paletto, materiale o meno.
Ragazzi adolescenti che viaggiano su una moto, senza casco a più di 100 km orari sull'autostrada della vita, senza rispettarne i limiti, addirittura dando sempre più gas perchè non è mai abbastanza l'adrenalina in circolo.
Non è abbastanza prendere in giro un compagno di classe, magari ubriaco ed indifeso, depilandolo, bruciandolo, agghindandolo come un albero di Natale con le caramelle, fotografandolo e facendo circolare le immagini su WhatsApp.
Non è abbastanza sconvolgente la morte, assurda, ed ancore senza un motivo chiaro, di un altro compagno di classe, forse precipitato per un gioco assurdo.
Non è abbastanza grave ed increscioso lanciare sassi ad una ragazza disabile.
Non è mai abbastanza niente.

lunedì 25 maggio 2015

Se Renzi si vuol specchiare in Podemos

credo che l'immagine che ne otterrebbe sarebbe quella di Pinocchio dal naso trasformato, dalla Fata Turchina,  in albero con tanto di nido per gli uccellini.
Lui che guida il Paese senza essere stato eletto e, ricordo, ha dichiarato che si voterà non prima del 2018.
Lui che rimuove arbitrariamente chi non è in linea con il suo pensiero politico, i cd dissidenti, alla vigilia delle votazione su provvedimenti che impattano fortemente sull'intero Paese.
Lui che usa la fiducia come se fosse l'asso pigliatutto.
Lui che proclama la lotta all'illegalità, alla corruzione, per poi fare personalmente spot elettorali a favore di candidati dal dubbio passato.
Lui che decanta al libertà, ma si fa circondare da un cordone delle Forze di Polizia, in tenuta antisommossa, per tener lontano gli insegnanti che contestano la #buonascuola.
Lui che chiama gufi quelli che denunciano le illegalità.
Lui che sostiene Expo 2015, Nutrire il Pianeta, nel quale lo stinco con le patatine fritte viene fatto pagare 22,00 euro ed a fine giornata vengono gettate nell'immondizia quintali di cibo.
Lui che scambia i salotti televisivi per un balcone dal quale, senza alcun contraddittorio, lancia i suoi sterili proclami elettorali.
LUI NON E' PODEMOS

I compagni silenziosi di Domenico

sono inquietanti, incomprensibili, inammissibili così come la loro assenza, ingiustificata, ai suoi funerali, ai quali erano presenti sono gli amici d'infanzia.
Come si può ignorare la morte di un proprio compagno di classe in questo modo?
5 anni di vita scolastica insieme, forse non sempre idilliaca, ma di fronte ad una tragedia, così inspiegabile, così assurdamente illogica, nessuno ha avuto il coraggio di rilasciare alcun tipo dichiarazione, neppure una parola di cordoglio o di commemorazione. 
Nessuno ha tradito alcun tipo di emozione.
Nessuno ha provato il desiderio, umano, di confortare quei genitori che ancora non hanno ricevute risposte alle loro domande e che dovranno, forzatamente e faticosamente, imparare a vivere senza il loro unico figlio.
Nessuna ha avuto pietà di fronte a tanto dolore.
Nessun ha avvertito il senso del dovere.
Nessuna ammissione di responsabilità per azioni od omissioni commesse quella notte.
Nessun genitore preoccupato per questo inspiegabile silenzio e per l'ancora più allarmante assenza di empatia.
Domenico era è e sarà sempre solo in quella classe, come su quel freddo e duro marciapiede sul quale la sua vita è terminata a soli 19 anni.


domenica 24 maggio 2015

Se Jhon Nash fosse uno studente dell'odierna scuola italiana

fatte salve alcune e lodevolissime eccezioni, sicuramente, almeno nelle sue prime fasi di vita scolastica, avrebbe affrontato, come in passato, le stesse difficoltà.
Attualmente, almeno in Italia, sono pochi quegli insegnati illuminati, a qualsiasi livello scolastico, adeguatamente preparati ed in grado di riconoscere difficoltà dei propri studenti, non scambiandole per svogliatezza, pigrizia o poca voglia di studiare.
La maggior parte del corpo insegnante tende a minimizzare, persino a negare gli ostacoli dei propri alunni, arrivando fino a colpevolizzarli se non riescono a stare al passo dei compagni "bravi" (bravi non tanto perchè più intelligenti, quanto perchè, probabilmente hanno accesso al mondo delle lezioni private), lasciandoli soli con le loro paure e le loro frustrazioni.
La famiglia quando ha la "fortuna" di cogliere le difficoltà scolastiche dei propri figli, grazie anche al supporto offerto dai numerosi gruppi sui social network, composti da altri genitori ed esperti, se ne ha la possibilità, soprattutto economica (il SSN è scandalosamente carente di fondi e personale specializzato), ci mette delle pezze ed altro non può fare che, una volta ottenuta, faticosamente, la certificazione di DSA (Disturbo Specifico dell'Apprendimento) insegnare ai propri ragazzi non solo ad accettare ed a convivere con la propria diversità, ma anche a combattere, a non arrendersi a tener duro ed a stringere i denti, nella speranza che le loro splendide qualità non vengano uccise da insegnamenti mediocri.
Chissà se la #buonascuola, fortemente voluta dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, riuscirà nell'impresa di formare dei Jhon Nash, degli Albert Einstein, dei Steve Jobs o, al contrario, addestrerà dei piccoli, omologati, soldatini capaci solo di obbedire agli ordini senza discutere. 


Ieri Giovanni Falcone, oggi La Grande Guerra e Domani?

Un fine settimana, di metà maggio, denso di emozioni, di ricorrenze, di commemorazioni.
Ieri, 23 maggio,  ricordavamo il senso di integrità morale, di giustizia, di onestà personale e professionale, del magistrato antimafia, Giovanni Falcone.
Oggi, 24 maggio, sfogliando il libro della Nostra storia, le sue pagine ci rimandano alla Prima Guerra Mondiale, la Grande Guerra del '15-'18, che coinvolse le grande potenze mondiali e lasciò sul campo 15 milioni di morti.
Ricordi, immagini, racconti, citazioni, poesie che ridanno la vita a tutti quegli uomini, quelle donne quei bambini, morti per un ideale, rievocati, come se fosse un segno del destino, alla vigilia delle elezione amministrative e regionali che si svolgeranno il prossimo 31 maggio.
Un esercito invisibile, che da domani, 25 maggio, sarà al nostro fianco, accorso, quasi provvidenzialmente in nostro aiuto per guidarci nello squarciare quel velo di ombre, di menzogne, di illegalità, di corruzione, che da troppo tempo offusca i colori brillanti del nostro tricolore italiano e soffoca i principi della Nostra Costituzione.
Rendiamo onore alla loro memoria il 31 maggio, non rendiamo inutile il loro sacrificio, non macchiamoci della colpa di ucciderli una seconda volta facendo trionfare il nemico che cercherà, subdolamente, di convincerci che la sua è l'UNICA strada percorribile.

sabato 23 maggio 2015

23 maggio 1992 a Capaci veniva ucciso il magistrato antimafia Giovanni Falcone

All'epoca non avevo nemmeno 13 anni, li avrei compiuti dopo qualche mese, non sapevo esattamente chi fosse il magistrato antimafia Giovanni Falcone, lo avrei scoperto solo negli anni successivi.
Ricordo però le immagini che scorrevano in televisione, le due automobili, una di fianco all'altra, ricoperte di detriti, come se fossero state schiacciate da una frana.
Ma in quel tratto di autostrada a Capaci non c'erano montagne, non poteva essere crollata una parete rocciosa, la verità era che la Mafia, con una quantità enorme di esplosivo, lo aveva fatto saltare per aria come una bambola di pezza qualunque.
Insieme a lui quel giorno morirono la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, morì anche quel senso di giustizia non solo legale, ma etico morale che contraddistinse la sua vita, personale e professionale.
A poco meno di 13 anni, durante quel minuto di silenzio in aula per ricordare le vittime di quella strage, nonostante non conoscessi bene l'importanza del suo lavoro e della sua stessa persona, avvertì che con la sua morte era successo qualcosa di gravissimo e, forse, di irreparabile.
I fatti negli anni successivi lo confermarono.
La guerra contro la Mafia non è mai cessata, nonostante il costante svilimento dei suoi combattenti, nonostante gli ostacoli che essi trovano sul loro cammino.
Tuttavia il male della corruzione e dell'illegalità continua a penetrare la nostra vita.
Dai salotti mediatici, o dovremmo definirli balconi vista la totale assenza di un contraddittorio costruttivo, non si leva alcun grido forte che condanni l'illegalità, anzi, con voce pacata, quasi rassicurante, da buon padre di famiglia, chi la denuncia, chi toglie il coperchio dalla pentola e diffonde la puzza dell'odore di bruciato, viene definito un gufo, viene accusato di remare contro alla rinascita dell'Italia.
I politici sospettati di avere commesso reato, candidati alle elezioni regionali, non vengono rimossi, nè tanto meno ammoniti, tutt'altro, ci si affanna a ricoprirli di spot elettorali da parte di chi dovrebbe rappresentare l'Italia.
Da quel balcone mediatico, tutto viene negato, tutto viene manipolato, tutti vengono zittiti, l'eredità di Giovanni Falcone è stata dissipata da questa politica senza spina dorsale e completamente succube di meri e discutibili interessi economici sovranazionali.


venerdì 22 maggio 2015

Il cielo sopra Dublino sarà solcato da un arcobaleno?

A Dublino in queste ore si respira un'aria strana, forse complice il fatto dell'imminente referendum popolare che decreterà l'assenso o il diniego al matrimonio omosessuale.
Festeggiano le associazioni LGBT, comprese quelle italiane che da tempo, a gran voce, chiedono il riconoscimento delle unioni omosessuali, gli irlandesi vengono elogiati, sul web, sono un esempio da seguire per noi italiani, loro si che danno un valore all'esercizio del diritto di voto tanto da prendere ogni mezzo di trasporto, persino l'aereo, si sprecano le foto dei passeggeri diligentemente in fila agli ingressi degli imbarchi, per tornare in patria ad esercitarlo.
Peccato che a noi italiani questo diritto è negato almeno fino al 2018, parole del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, al massimo possiamo provare a scegliere il meno peggio, tra tutti i candidati non propriamente eleggibili, alle consultazioni regionali.
Forse prima di pensare al riconoscimento dei diritti degli omossesuali, dovremmo riflettere su cosa ne è rimasto di tutti gli altri costituzionalmente riconosciuti.


Sara Tommasi: imparare a volersi bene

Sara Tommasi ha pubblicato sul suo profilo Facebook in video nel quale annuncia l'annullamento delle sue nozze con Diprè e chiede l'aiuto dei suoi fans, che parolone, per diffondere la verità su questa storia dai tratti veramente grotteschi.
Qualche tempo fa anche Selvaggia Lucarelli lanciò un appello sui social affinchè qualcuno aiutasse Sara, mi pare che i genitori tentarono in qualche modo di aiutarla, ma forse senza l'esito sperato, vista la sua storia con Diprè ed il bombardamento mediatico sulle, presunte, nozze da favola, a Montecarlo.
Esistono certamente problemi ben più gravi che affliggono l'umanità, ma leggendo i commenti postati sotto il suo video, rimango disgustata da quanta cattiveria scorra nelle vene di certe persone, forse le stesse che accoglierebbero a braccia aperte, indistintamente, tutti i migranti che attraversano su barconi fatiscenti il Canale di Sicilia.
A me Sara, sinceramente fa tenerezza, mi sembra in cerca di qualcosa che nemmeno lei sa cosa possa essere, forse il famoso quarto d'ora di notorietà, forse più attenzione, forse amore, non saprei.
Un pesciolino che tenta di nuotare in un mare in tempesta infestato dagli squali pronti a sbranarlo in men che non si dica.
Non so se finalmente, dopo l'ennesima fregatura ricevuta da chi pensava che l'amasse, Sara si fermerà e proverà a volersi un po' di bene, io glielo auguro di cuore.

Una subdola e sottile censura

Pare si stia diffondendo tra i mass media e sui social network.
Non è facile nè individuarla nè accorgersi che qualcuno, direttamente o indirettamente, la sta attuando.
Gli addetti ai lavori sanno di cosa sto parlando e rimango stupita nel leggere post o stati su Facebook di denuncia di questo atteggiamento, nel quale spicca un non tanto vago tratto dittattoriale, che, tuttavia, vengono commentati, ma poco condivisi, forse per timore di una qualche ritorsione.
Volutamente e consapevolmente ci vengono fornite notizie adeguatamente filtrate, politicamente corrette, non allarmanti, solo parzialmente corrette e complete, non ci viene consentito di formarci un'opinione a 360°, un pensiero critico, ma veniamo indirizzati solo ed esclusivamente su una determinata strada, senza possibilità di deviazione, pena l'oscuramento mediatico.
Questo è veramente un periodo buio per la libertà e la democrazia.

Silenzio non bisogna dire che tra i migranti ci sono persone pericolose

A Genova un carabiniere, durante un controllo, è stato ferito da un senegalese armato di cacciavite, ora si trova sospeso tra la vita e la morte.
Qualcuno sarà subito pronto ad obiettare che poteva succedere anche con un delinqueste nostrano, certamente, ma l'episodio riportato dai mass media, porta alla luce una scomoda verità, che i buonisti non voglio vedere, ancorati saldamente ai loro principi di solidale, nonchè indiscriminata, accoglienza.
E' innegabile che tra le migliaia di migranti che sono arrivati, negli ultimi tempi, nel nostro Paese, se ancora si può così definire, non tutti hanno un buon cuore, non tutti scappano da una situazione critica, non tutti vogliono integrarsi, e l'aggressione di oggi, unita a tanti altri episodi, frettolosamente liquidati e bollati come incidenti di percorso, ne è la prova.
Tuttavia verrà recitato il solito copione dato che Matteo Salvini ha riportato la notizia sul suo profilo Facebook, verrà focalizzata l'attenzione sul leader del Carroccio, colpevole, per i buonisti filo europei, di istigazione all'odio, e tra pochi giorni avremo già dimenticato il carabiniere ferito in servizio, mentre, nel frattempo, verremo bombardati di storie strappalacrime sugli sfortunati migranti, nel tentativo di smuovere le coscienze se non, addirittura, di far nascere o accrescere i nostri sensi di colpa occidentali.


giovedì 21 maggio 2015

Palmira è caduta

e l'Occidente, come al solito, rimane impassibile a guardarLa, non preoccupandosi minimamente di tenderLe una mano.
L'Europa non ha ancora trovato una soluzione soddisfacente per la gestione dei flussi migratori, limitandosi al solito gioco di rimpallo delle responsabilità tra uno Stato e l'altro.
L 'Italia, dove vige un apparente regime democratico, nella persona del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi e del Ministro dell'Interno, Angelino Alfano, è in piena fase di negazione, non è chiaro, ad oggi, dove si trovasse esattamente il presunto terrorista complice della strage al Museo del Bardo, nonchè di promesse elettorali, finalizzate, esclusivamente, ad accalappiare qualche voto in più, quale il Bonus Poletti.
Nel frattempo la minaccia nera, misteriosamente scomparsa dai mass media e dai social network, per riapparire solo quando accadono fatti eclatanti, quali la caduta della città siriana di Palmira, continua inesorabile la sua avanzata, perchè evidentemente non trova nessun ostacolo che sia in grado, in qualche modo, di arrestarla e di annientarla.
Che abbiano ragione i complottisti quando invitano a cercare CHI HA INTERESSE A QUESTO CLIMA DI DESTABILIZZAZIONE TOTALE?


Qualcosa mi sfugge

Circa 25 studenti dell'Istituto Santoni di Pisa sono stati sospesi dal Preside per aver boicottato i test INVALSI il 12 maggio scorso, oscurando il codice identificativo avrebbero "danneggiato una cosa pubblica"
Domande:
I test INVALSI non erano facoltativi?
I test INVALSI, è stato ripetuto più volte e si può leggere anche tra le linee guida, sono anonimi, come ha fatto quindi il Preside a risalire ai 25 studenti, colpevoli, secondo la sua personalissima, discutibile, interpretazione?
Sbaglio o la libertà di pensiero è costituzionalmente garantita? Non sono a conoscenza di alcuna modifica costituzionale dell'art. 21 della Costituzione.
In attesa che qualcuno risponda invito tutti a leggere l'articolo incriminato:
  • Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
  • La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
  • Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
  • In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
  • La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
  • Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

La comicità della morte di un ragazzo

Non ho visto la puntata di "Chi l'ha visto" trasmessa ieri sera, non ho assistito all'ennesima spettacolarizzazione di una tragedia, seppur fatta con lo scopo di squarciare il velo di omertoso silenzio, entro il quale, da quel giorno, compagni di classe ed insegnanti si sono volontariamente celati e che avvolge la morte di Domenico Maurantonio.
Ho però letto l'articolo che riportava lo screen shot del testo di una, presunta, conversazione sulla chat di WhatsApp nella quale veniva raccontata, come se fossero fotogrammi di un film tragicomico, la sequenza degli avvenimenti di quella notte, da un presunto testimone, diretto o indiretto impossibile saperlo, ad un non ben identificato ascoltatore che commenta il tutto con una risata.
La morte di un ragazzo di 19 anni al pari del film "Le Comiche", indipendentemente dalla veridicità o meno della testimonianza.

mercoledì 20 maggio 2015

Capro espiatorio o vero assassino?

L'arresto da parte della procura di Milano di un ragazzo marocchino di 22 anni, presunto responsabile della strage del Museo del Bardo a Tunisi, ha fatto in fretta il giro dei mass media e dei social network.
I giornalisti evidenziano le lacune del nostro sistema di sicurezza nazionale, smentendo, se ce ne fosse bisogno, le dichiarazioni rassicuranti del ministro dell'Interno, Angelino Alfano, seppur lodando l'operato dei servizi di intelligence che ne hanno permesso la cattura. 
I pennivendoli lo stanno già dipingendo come capo espiatorio di quella parte d'Italia che non si mostra solidale con la vasta ed incontrollata affluenza di migranti, presunti profughi, dimenticando che ai problemi che affliggono i cittadini italiani, ma dei quali non si deve assolutamente dare alcun rilievo, perchè, ci ricordano, come se fosse un mantra, non è una gara fra chi è più disperato, si aggiungono, ogni giorno che passa, quelli relativi alla gestione concreta di queste migliaia di persone.
Non si tratta di non essere buonisti, si tratta, almeno per una volta, di fronte a minacce concrete di terrorismo, di aprire finalmente gli occhi e di iniziare a ragionare con il cervello e non con la pancia.

Il NON bravo ragazzo della porta accanto

Questa mattina leggevo l'intervista alla taxista che ha subito violenza da Simone Borghese, da donna ho fatto un enorme sforzo ad arrivare fino all'ultima parola.
Dolore, rabbia, paura e senso di impotenza mi si sono intrecciate dentro, condite dall'incredulità che mi aveva colta quando qualche giorno fa lessi, sui giornali, le giustificazioni, inutili, patetiche, prive di fondamento, snocciolate dalla madre, cieca di fronte all'aspetto più inquietante di suo figlio.
Un figlio fortemente convinto di non essere riconosciuto, visto che ha affrontato la sua vittima a volto scoperto, certamente forte del fatto che già una volta, complice lo stordimento ed il destino beffardo, l'aveva fatta franca, dileguandosi velocemente, così come era apparso dentro all' ascensore, nel nulla.
Ma il suo volto ed i suoi gesti, indelebili in una donna di 30 anni, erano rimasti impressi, a fuoco, nella mente di una ragazza adolescente, di 17 anni, che lo ha riconosciuto dalle fotografie diffuse.
Quelle immagini mostrano un ragazzo sorridente, normale, nessuno, nemmeno la sua stessa madre, può sospettare osservando solo quegli scatti che, dietro a quella maschera possa celarsi uno stupratore, scaltro e subdolo, non basta, infatti, avere la faccia da bravo ragazzo per essere tale.
Eppure per ben due volte ha commesso violenza.
Per ben due volte ha sperato, fino all'ultimo, sicuro di essere creduto, almeno, da sua madre, di scampare alle conseguenze delle sue azioni.
Ma il destino, prima o poi presenta il conto e fortunatamente per le sue vittime e per tutte noi donne è stato smascherato e speriamo che il tutto non finisca in un'enorme bolla di sapone.

martedì 19 maggio 2015

24 ore

E' la durata di una giornata, non un secondo di più, non uno di meno.
Eppure ci sono giorni che sembrano destinati a non finire mai.
I minuti gocciolano lenti, uno dopo l'altro, le ore sono infinite, le lancette dell'orologio non avanzano di un millimetro sul quadrante, mentre siamo in attesa di una qualsiasi notizia, buona o cattiva.
Sospesi, immobili, non si può fare altro che aspettare che, lentamente, tutto passi, la ruota si diverte ad illuderci, ad ingannarci, sembra fermarsi, in realtà continua inesorabilmente a girare.
E domani questo giorno inizierà ad essere un solo un ricordo che si andrà ad aggiungere agli altri, forse brillerà di più, forse diventerà opaco, ma in qualche modo noi lo avremo vissuto.


lunedì 18 maggio 2015

I dissidenti dei dissidenti

Sto notando, ma credo di non essere la sola, che chi si oppone in qualsiasi modo, occupando le piazze italiane e virtuali, al regime costituito, viene sistematicamente attaccato o attraverso il lancio di uova, pomodori, sassi e/o san pietrini oppure, in modo ancora più vile, subdolo e vigliacco, attraverso insulti, turpiloquio e offese personali che si leggono, ormai quotidianamente, nei commenti postati sulle bacheche pubbliche di Facebook di quei pochi GIORNALISTI, resistenti alla trasformazione in servili pennivendoli, che tra mille difficoltà, logistiche, ma soprattutto economiche, cercano di fornire un quadro della realtà italiana non edulcorato e non politicamente corretto.
Persino dalle dichiarazioni del Ministro dell'Interno, Angelino Alfano, che pare dimenticare il riconoscimento costituzionale della libertà di pensiero, tradotta, nella pratica, nella libertà di manifestare, traspare un evidente fastidio, nonchè un non meno celato senso di rabbia repressa, nel momento in cui deve ordinare alle Forze di Polizia di proteggere, anzi, purtroppo blindare con vere e proprie gabbie, chi esprime, legittimamente, il proprio dissenso contro le politiche, insensate ed esclusivamente filo europee, di questo governo, che dimostra, ogni giorno che passa, di essere privo di spina dorsale nazionale ed internazionale.
E se da un lato il governo è costituzionalmente costretto a proteggere i dissidenti, dall'altro, in modo quasi perverso, crea, a suo uso e consumo, i dissidenti dei dissidenti, beceri, volgari, analfabeti ignoranti la cui unica funzione è quella di fomentare lo scontro singolo frontale, focalizzando l'attenzione sulla singola figura politica uscita dal coro dei consenzienti, distraendo la massa dalle proprie, discutibili, manovre politiche.

sabato 16 maggio 2015

Sei felice?

Domanda,semplice, diretta al limite della brutalità che ha iniziato a circolare tra i miei contatti Facebook qualche giorno fa e che ha creato un piccolo dibattito su cosa sia effettivamente la felicità.
Esiste o è solo una nostra convinzione, un nostro pensiero, una nostra proiezione?
E' uno stato puramente mentale o una condizione strettamente fisica, lavorativa, scolastica, sentimentale?
Ha una sua esistenza propria o dipende da quanto riusciamo a possedere, a conservare, a raggiungere in termini di soldi, di salute, di gratificazione affettiva?
Si realizza solo attraverso la nostra volontà  o anche attraverso l'instaurazione dalle relazioni, d'amicizia, sentimentali, lavorative che costruiamo o che ci vengono quotidianamente, nonchè occasionalmente, imposte?
E' un'entità puramente astratta o possiamo toccarla con mano quando proviamo emozioni forti come il primo bacio, la prima volta o il raggiungimento di un obiettivo, lavorativo, scolastico affettivo?
E' oggettiva oppure soggettiva potendo ognuno di noi vederla e percepirla in modo differente?
E se riusciamo in qualche modo a rispondere a queste domande siamo felici?

venerdì 15 maggio 2015

Il fattore D

Ci sono giornate in cui il cielo si frantuma e la terra frana sotto i nostri piedi, nonostante i nostri sforzi per controllare gli eventi, non riusciamo a fermali, svanisce così ogni nostra illusione.
Dimentichiamo spesso che, pur essendo dotati di libero arbitrio, quindi perfettamente consapevoli e responsabili delle nostre scelte, non abbiamo alcun potere sugli avvenimenti che lastricano la strada della nostra vita che non sappiamo nè se sarà lunga nè se sarà breve nè se sarà felice nè se sarà tortuosa.
Scordiamo, quello che io chiamo, fattore D, come destino, per i fatalisti, i non credenti, Dio per tutti gli altri.
Ogni tanto, più o meno frequentemente, più o meno all'improvviso, bussa alla nostra porta per ricordarci che per quanti sforzi noi facciamo il nostro libro è già scritto, non esistono pagine bianche, l'unica cosa che possiamo fare è continuare a sfogliarlo, procedendo per tentativi, per errori, attraversando successi ed insuccessi, cercando di fare quanto di meglio è nelle nostre possibilità.

Morire in gita

Uno dei momenti più divertenti, che si ricordano anche a distanza di anni, della lunga vita scolastica, sono certamente le gite, non tanto per il loro aspetto culturale, quanto per tutto il corollario fatto di viaggi in pullman, canzoni, mezzi sguardi e mezze frasi, fughe più o meno pianificate, scambi di stanza, chiacchiere fino a notte fonda.
Eppure negli ultimi tempi da sogno si sono trasformati in veri e propri incubi.
Non poco tempo un ragazzo di Cuneo, proprio nel corso della gita, era stato vittima di quello che i genitori dei compagni coinvolti avevano definito "una goliardata", ma che, giustamente, la preside dell'istituto , aveva stato trattato e punito come vero e proprio atto di bullismo.
Evidentemente il precedente non ha raggiunto l'obiettivo e questa volta un ragazzo è morto, ignote le cause, assoluto silenzio di insegnanti e compagni, circostanza che non mi meraviglia.
Una parte della scuola, non tutta, non mi piace generalizzare, infatti può essere considerata come un compartimento stagno con le paresti di vetro a specchio, una volta entrati niente filtra, o meglio NON DEVE FILTRARE, all'esterno, tutto rimane al suo interno, oscurato, silenziato.
Un vero e proprio clima omertoso che copre qualsiasi cosa, dalle attività che vengono svolte e che non sempre vengono comunicate ai genitori, se non frettolosamente al termine dell'anno scolastico, ai problemi dei singoli studenti, non si chiede la violazione della privacy, ma maggior trasparenza e comunicazione preventiva, non certo un passaparola appena sussurrato tra genitori, ai comportamenti di insegnati, che sfociano molto spesso in veri e propri abusi d'ufficio, a quello degli alunni le cui cause, nel 99% dei casi vengono attribuite non all'ambiente scolastico, nel quale trascorrono la maggior parte del loro tempo, ma all'atteggiamento dei genitori troppo permissivi e poco autoritari.
Nei giorni scorsi abbiamo assistito alla mobilitazione di insegnanti e studenti contro il DDL #labuonascuola, tuttavia non ho letto, o se c'era mi è sfuggito, nessuna critica rivolta a quella parte del corpo docente fortemente ancorata a comportamenti e didattica di 30 anni fa che ancora insegna ed è responsabile, in buona parte, della formazione dei nostri ragazzi, la stessa che non informa i genitori, che mortifica gli alunni, che continua a nascondere la polvere sotto il tappeto.
L'agitazione in merito alla #buonascuola dovrebbe servire anche a portare alla luce ed ad estirpare, finalmente,  questa vera e propria casta.

mercoledì 13 maggio 2015

Della libertà avvertiamo solo l'eco

Un po' si era intuito quando il Ministro dell'Istruzione Giannini si era allontanata dalla Festa dell'Unità, visibilmente indignata e contrariata, poichè era stata contestata a suon di pentole, coperchi e mestoli da cucina, ed aveva etichettato, brutalmente, i manifestanti, come "squadristi".
Il dubbio si era trasformato in atroce sospetto quando le Forze di Polizia, in tenuta anti sommossa, aveva assistito inerme alla devastazione di Milano ad opera dei Black Block, ma aveva poi caricato (e qui gli ordini dall'"Alto" sono francamente incomprensibili) i contestatori, soprattutto insegnati armati di mocassini e bottigliette d'acqua di plastica, del Presidente del Consiglio, presente alla Festa dell'Unità di Bologna.
Tuttavia iniziava a farsi largo a spallate la certezza quando, a pochi giorni dallo sciopero indetto dai lavoratori della scuola, il Ministero dell'Istruzione decise, unilateralmente, di spostare il carrozzone dei Test Invalsi ( in bilico fino all'ultimo a causa della mancata copertura economica di 14 milioni di euro) dal 5, giornata di sciopero, al 6 e 7 maggio.
Ogni dubbio è stato spazzato via, quando allo scoccare della data fatidica, i mass media quantificarono in poche centinaia di partecipanti, gli aderenti allo sciopero, ampiamente smentiti dagli stessi che postavano tweet ed immagini sul mondo parallelo di Twitter.
Certezza che si cristallizza oggi, quando inizia a circolare sui social network un tam tam di genitori e studenti, quest'ultimi ieri hanno boicottato i Test Invalsi somministrati nelle classi II della scuola secondaria superiore, che avvertono di essere stati convocati dalle varie dirigenze scolastiche, appoggiate da tutti quegli insegnati che, credendo nei test invalsi, usano gli stessi in modo improprio e contrari alle stesse disposizioni di legge, con la minaccia di assunzione di provvedimenti disciplinari per aver tenuto un comportamento "vergognoso ed incivile".
Fatto gravissimo, minacce al vento, visto che, ad esclusione dei test somministrati in terza media, ricompresi nell'esame di Stato, non sono obbligatori, si può quindi liberamente decidere di sostenerli o meno, ed i risultati non devono essere assolutamente conteggiati nella media scolastica dei voti del singolo studente.
Indipendentemente dai contenuti del DDL #Labuonascuola e della protesta è ormai evidente che la libertà di pensiero e quella di sciopero sono viste, sopratutto dalla maggior parte degli ex sessantottini ora imborghesiti e comodamente seduti nelle loro poltrone, come espressione di un'atteggiamento di mero squadrismo fascista da parte degli insegnati impreparati e fannulloni (esistono certamente, ma qualcuno ancora si salva e forse andrebbe ascoltato) e di scelta della strada più comoda da parte di studenti definiti, nella migliore delle ipotesi, come immaturi, incapaci di scegliere, ignoranti se non addirittura manipolati dagli stessi docenti.
Siamo sicuri di respirare liberamente venti di democrazia? Non è che inizia a diffondersi nell'aria la puzza della censura e della repressione?

martedì 12 maggio 2015

Mondi paralleli che non sono vasi comunicanti

Non ce ne rendiamo conto, almeno a livello cosciente, ma la realtà quotidiana che viviamo tutti i giorni non è l'unica possibile, ne esistono altre, che scorrono accanto a noi, che potremmo non vedere mai, salvo che non accada un evento eccezionale che produca una forza tale da aprire un varco.
Potrebbe trattarsi di una proposta di matrimonio, si viene quindi catapultati nel mondo dei wedding planner professionisti o fai da te, passando quindi ore interminabili a disquisire sul colore del vestito che non è bianco, ma ha diverse tonalità tra le quali l'avorio o il ghiaccio.
Potrebbe trattarsi di una gravidanza ed ecco che magicamente tutto assume una tenue sfumatura azzurra o rosa, tutto ruota intorno al ciò che non è assolutamente necessario ad un neonato di pochi giorni, ma che è di vitale importanza per le future neomamme.
Potrebbe anche trattarsi di una malattia, non necessariamente debilitante o mortale, che implica importanti cambiamenti nelle nostre abitudini ed in quelle di chi incrocia la nostra strada. La celiachia ad esempio, seppur non mortale, comporta lo stravolgimento totale delle abitudini alimentari, si iniziano e leggere le etichette e si entra nel mondo dei cibi senza glutine, intrisi nell'olio di palma, quelli industriali, e lì si apre il mondo di chi si batte per l'eliminazione di questo ingrediente dalla nostra dieta in quanto nocivo per gli umani a 360°.
Potrebbe trattarsi di un disturbo dell'apprendimento, scoperto in età adulta o caratteristica di un nostro figlio ed improvvisamente scopriamo il mondo sotto un'altra prospettiva.
E che dire di Facebook, Twitter, Intagramm & Co.
Potremmo andare avanti all'infinito, in questi ultimi tempi risuona tanto la parola integrazione, buffo vero, pensando a tutti questi mondi che ci scorrono accanto senza che noi nemmeno ce ne accorgiamo.

lunedì 11 maggio 2015

Dal flash mob dei teneri gattini a quello degli insegnanti arrabbiati.

oggi vittima del flash mob sulla sua pagina Facebook è il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
Dopo lo sciopero del 5 maggio, al quale è seguito il 6 e 7 maggio, in molte scuole, con l'appoggio di studenti e genitori, il boicottaggio dei test invalsi, notizia troppo poco appetibile per i mass media, oggi gli insegnati hanno invaso la bacheca del Segretario Pd al grido non tanto di contestazione del DDL #LaBuonaScuola, quanto "Non voteremo più PD" che suona più come una minaccia, a dimostrazione che i nostri politici, o almeno la maggior parte di essi, Renzi in testa, sono più attenti non tanto al contenuto della protesta, quanto alla possibilità di perdere dei voti in caso si vada alle urne regionali.
Si è arrivati al punto di mercanteggiare "idealmente", ricordo infatti che non si possono vendere/comprare voti, l'esercizio del proprio diritto di voto per poter essere, forse, ascoltati, senza tuttavia alcuna garanzia che le proprie opinioni e/o idee si traducano in concrete proposte di legge.
Si è arrivati ad organizzare una vasta protesta nel mondo virtuale, in quello reale si corrono troppi rischi, soprattutto per i precari, viste le loro difficoltà economiche, e allora, dietro allo schermo di un pc o di uno smartphone ci si sente dei veri e propri leoni da tastiera, salvo poi stare attenti agli insulti, si rischia infatti una multa da 100,00 euro, oltre alla rimozione dei commenti negativi.
Ma si sa il mondo virtuale è veloce, i non addetti ai lavori hanno la memoria corta e domani di questa protesta non rimarrà che qualche traccia qua e là, forse, mentre il DDL #LaBuonaScuola continuerà imperterrito il suo cammino, fino al 2018 non sono previsti cambiamenti nel panorama politico del Paese, salvo cause di forza maggiore assolutamente imprevedibili.

Dott.ssa, criminologa, Bruzzone si esiste solo se la vedono in TV

e dovrebbe sentirsi non offesa, ma lusingata di essere stata imitata da Virginia Raffaele, che ricordo ha fatto un' esilarante imitazione, peraltro riuscitissima, di Belen.
E' il prezzo da pagare quando si accetta di comparire in tutti quei programmi che vengono presentati come d'attualità e di approfondimento perchè definirli di mero intrattenimento, un po' macabro e pure morboso, per famiglie non è, al solito, politicamente corretto.
Se non le piacciono le luci sfavillanti della ribalta, può semplicemente rifiutare le ospitate televisive, nessuno immagino gliele impone, e tornare semplicemente ad esercitare la sua professione nell'anonimato, come fanno tanti altri professionisti.
La preparazione, la bravura e la competenza non dipendono, almeno in certi settori, da quante persone la riconoscono e le chiedono l'autografo per strada, ma da come viene affrontata una determinata questione.
Le ricordo inoltre che siamo in un Paese in cui vige ancora, seppur non so per quanto, la libertà d'espressione ed è altamente probabile che, con tutte le cause pendenti nei Tribunali, ormai al collasso grazie alle ultime riforme, la sua, presunta, querela, venga archiviata per inesistenza del reato.
Meglio non spendere soldi in onorari di avvocati, se non sbaglio ha appena concluso felicemente un divorzio, lo ha ampiamente reso pubblico sui social network a dimostrazione della sua sportività, continui pertanto a dimostrare la sua intelligenza, ci faccia una risata e si goda un drink, magari in compagnia delle amiche.

sabato 9 maggio 2015

Migranti, indigenti, poveri e sfrattati tutti sotto lo stesso cielo

ad ammirare le stelle prima di dormire.
Succede ad Udine, dove 44 immigrati hanno passato la notte all'addiaccio, nei giardinetti, a causa del sovraffollamento delle strutture di accoglienza.
Immagino già il coro di sdegno che si leverà da una certa fascia politica e da alcuni pennivendoli servizievoli, molto probabilmente gli stessi che ieri hanno messo alla gogna mediatica un albergatore valdostano, "reo" di aver rifiutato un alloggio temporaneo ad una famiglia profuga siriana con minori.
Era tutta una bufala, una specie di esperimento, volto a testare, nella mente di chi lo ha partorito, il sentimento di buonismo politicamente corretto che tutti noi DOBBIAMO AVERE.
Alfano, prefetto & Co. verranno invitati a trovare, il più in fretta possibile, più che adeguate sistemazioni, perchè i migranti mica possono dormire all'aperto, mica sono italiani abituati a dormire anche in automobile, in mancanza di un'abitazione, dalla quale sono stati sfrattati a causa della perdita di lavoro.
E mentre per loro si muoveranno mari e monti fino a Bruxelles, per tutti gli altri poveri italiani non resta che sperare che le ultime previsioni meteorologiche, diramate proprio oggi da alcune testate nazionali, siano, per una volta azzeccate e che sia veramente in arrivo un'estate così torrida da giustificare il pernottamento in tenda o, se si è fortunati, in roulotte.


Viviamo in un grande Truman Show sotto l'occhio vigile del Grande Fratello

Condividiamo gran parte della nostra vita sui social network, da Facebook ad Instagramm, passando per il piccolo mondo parallelo di Twitter, però siamo capaci di indignarci profondamente quando assistiamo a quei programmi televisivi nei quali si svolgono veri e propri processi mediatici ai, presunti, colpevoli di omicidi efferati.
L'apripista fu la mamma di Cogne che annunciò la sua terza gravidanza nel corso di una puntata del Maurizio Costanzo Show, molti ricordano l'annuncio in diretta a "Chi l'ha visto" del ritrovamento del corpo senza vita di Sara Scazzi, ampiamente preceduto dagli appelli strappalacrime della cugina, l'ultima, almeno mediaticamente, Veronica Panarello intorno alla quale la famiglia, con cui i rapporti erano praticamente inesistenti, ora fa uno scudo degno delle migliori saghe televisive famigliari.
Ricordiamo anche  Raffaele Sollecito ed Amanda Konx, i due giovani amanti, accusati e poi definitivamente prosciolti dell'omicidio di Meredith Kercer, che divisero a metà l'Italia tra innocentisti e colpevolisti, al pari di Massimo Bossetti,imputato per l'omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, i cui avvocati, veri principi, nobchè squali del foro, in vista del vero processo che si terrà nelle aule di giustizia, stanno sapientemente rendendo pubbliche, centellinando accuratamente i pezzi più ad effetto, le sue dichiarazioni rese nel corso dell'interrogatorio e quelle captate durante le visite in carcere della moglie.
E che dire del mea culpa del giornalista che ha intervistato, durante la devastazione di Milano avvenuta il Primo Maggio, giorno dell'inaugurazione di Expo2015, il presunto, Black Block di Milano, esponendolo al linciaggio ed alla parodia mediatica.
In quest'ultimo caso però vorrei spezzare una lancia a favore dell'intervistatore, chi rilascia determinate dichiarazioni, uomo, donna, ragazzo, politico che sia, ha l'obbligo di assumersene la piena responsabilità, senza se e senza ma, la prossima volta ci penserà due volte prima di piazzarsi davanti ad un microfono ed ad una telecamera in diretta perchè "fa un sacco fico".
Nessuna nostra azione, che lo vogliamo oppure no, sfugge all'occhio vigile del Grande Fratello, viviamo in un perenne Truman Show.


venerdì 8 maggio 2015

Su Sky va in scena un' insolita proposta.

Ieri sera su Sky, al termine di un'esibizione nel programma Italian's Got Talent, un concorrente, all'insaputa della conduttrice e degli autori, ha fatto un'insolita proposta, ha chiesto al suo compagno di sposarlo, suggellando la risposta, ovviamente positiva, con un bacio, il tutto tra gli applausi e le congratulazioni di giuria a pubblico presente.
Il video, prevedibilmente, è diventato virale in pochissime ore, scatenando un acceso dibattito sulle unioni omosessuali.
Ora, sorvolando sulla mia personale idea di matrimonio, quello che noto è questa voglia di apparire, di esibizionismo, che sembra caratterizzare una parte del mondo LGBT.
Io che sono eterosessuale, non vado a sbandierare ogni 3x2 la mia sessualità e tutto ciò che gravita intorno ad essa e come me penso ci siano molti altri che la pensano così.
Proprio non afferro il motivo per il quale questo tipo di relazioni debbano essere sempre messe sotto la luce di un riflettore di uno studio televisivo o davanti ad una macchina da presa in questo modo così plateale e, volutamente, coreografico.
Siamo passati dalla famiglia del mulino bianco, distrutta sistematicamente nel corso degli anni e sostituita da tutte le possibili combinazioni di uomo donna e bambino/bambina, conseguenza diretta del divorzio, alla famiglia LGBT come l'unica politicamente corretta ed accettabile, asfaltando e rinnegando completamente i principi naturali e religiosi, alla base della nostra civiltà e della nostra cultura, su cui si basa la famiglia stessa.
La lotta per il riconoscimento dei diritti dei LGBT, sta passando per la demonizzazione della famiglia tradizionale, si dimentica che essa è il cuore pulsante della società o gli stessi attivisti arriveranno a rinnegare la loro stessa famiglia d'origine nel caso in cui sia composta da mamma e papà?



giovedì 7 maggio 2015

Non si smette mai di essere figli

nemmeno a 36 anni, nonostante si abbia una famiglia e dei figli propri.
Piccoli gesti che ti ricordano che, anche è passata una vita da quando ti teneva in braccio e anni dall'ultima volta che ti ha tenuto stretto il sellino della graziellina verde per insegnarti a pedalare senza le rotelline, per lui sei sempre la SUA bambina.
Tra i suoi mille pensieri, le corse quotidiane contro il tempo per arrivare in tempo a scuola a prendere i nipoti, ha pensato a te, a tua sorella (ed anche alla mamma).
E così una mattina, aprendo la porta dell'ufficio, nel quale trascorri la maggior parte della tua giornata a lavorare ed  a fare altro, vieni accolta da un profumo, segui la scia e trovi una rosa rossa, sistemata nel portapenne, perfettamente a suo agio come se fosse il vaso ideale, e ti accorgi che, anche se sei mamma, rimarrai per sempre figlia.


martedì 5 maggio 2015

La RoyalBaby nata in mezzo al mare

o più precisamente su una motovedetta italiana sulla quale è stata soccorsa la mamma prossima al parto, così è stata ribattezzata dai mass media Francesca Marina.
Un'altra immagine di una bambina, qualche settimana fa era quella di una piccolina morta annegata nel corso di un viaggio della morte nel Canale di Sicilia, usata, strumentalizzata per smuovere le coscienze, per commuovere ed intenerire, per dispensare a piene mani quel sentimento buonista ed europeista, assolutamente politicamente corretto, che dovrebbe spingerci ad accoglierli tutti, in modo indiscriminato, senza alcuna limitazione, a braccia e porte delle nostre case aperte.
Siamo però alle solite, un disco rotto che suona la sempre la stessa musica, ma ora la strategia sembra diversa, perchè si sa i bambini sono innocenti, chi sarebbe così cinico da prendersela con loro?
Si focalizza l'attenzione sempre e solo su queste persone, che alimentano il business dei trafficanti di essere umani, mai sui problemi dei territori dai quali scappano, solo alcuni però non tutti, nè tantomeno sui responsabili di questa catastrofe umanitaria.
Francesca Marina è riuscita a salvarsi, l'altra di cui mai sapremo il nome no e con lei tanti altri, io non la chiamerei proprio una vittoria, ma una vera e propria sconfitta.

Il bullo della #buonascuola

Lui definisce protesta una manifestazione pacifica che si sta allargando a macchia d'olio da Nord a Sud, nonostante qualche piccolo sussurro delle maggiori testate giornalistiche che riferiscono la discesa in piazza di qualche centinaio di manifestanti, forse aspettano, come avvoltoi sulla spalliera del letto del moribondo, che si scateni l'inferno dei Black Bloc, in modo da colpevolizzare chi, legittimamente, ancora esercita il diritto di sciopero, ridotto all'osso, ma non del tutto abolito in Italia.
La sua signora non sciopera, eppure, essendo precaria, come tanti suoi colleghi, ne avrebbe tutte le ragioni, forse, e lì troviamo la differenza, non è uguale a loro, perchè, diciamola tutta, avrà ben altre possibilità economiche su cui poter contare.
Lui, da vero bullo, disprezza, svilisce ed umilia, chi oggi lo critica, etichettando i manifestanti come coloro che si crogiolano sugli allori, sempre che siano rimasti gli allori, magari nel frattempo si sono seccati e sono morti.
Lui sa che se non dovesse essere approvato il DDL sulla buona scuola ricorrerà per l'ennesima volta al voto di  fiducia, è esperto in questi giochetti, lo ha fatto anche con l'Italicum.
Chissà cosa twitterà, se mai lo farà, al termine di questa giornata?
Chissà se #staràsereno!
Chissà se sarà ancora #lavoltabuona o sarà finalmente la volta di cambiare ascoltando i protagonisti della scuola ovvero insegnati, genitori e alunni perhè la scuola sono loro non è lui.

lunedì 4 maggio 2015

Lacrime e sangue

Qualche giorno fa ho chiesto ad un insegnante, che conosco bene e che ama profondamente il suo lavoro, di scrivere, per il mio blog, un pezzo sullo sciopero della scuola, allo scopo di informare i genitori, spesso annebbiati solo dalla poca professionalità e preparazione dei docenti (ci sono lo sappiamo, è un dato di fatto) chi meglio di lui, che lavora ogni giorno a contatto con alunni ed istituzioni poteva fornire un quadro, seppur certamente di parte, di come è oggi l'istruzione in Italia e di come sarà domani se sarà approvato il disegno di legge, voluto dal Presidente del Consiglio, non eletto, Matteo Renzi, sulla #buonascuola.
Mi ha risposto che sperava di riuscire, tra un impegno e l'altro, ma che

io,pubblicamente,non potrei firmare nulla,anzi siamo in un periodo in cui bisogna stare attenti perché le querele e le denunce...sai anche tu che son sempre in agguato...

Le sue parole mi hanno stupito, non riuscivo a dar loro un significato, poi però ieri, a Bologna, alla Festa dell'Unità è successo questo


ed ho capito.
Per chi invece non abbia chiaro la connessione tra parole ed immagini, riporto questo pezzo:


Un'efficace politica dell'ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti [...] l'ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senza pericolo per la vita [...] io aspetterei ancora un po' e solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di Bella ciao, devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine contro i manifestanti.
 (dalla lettera aperta alle forze dell'ordine dell'8 novembre 2008; citato in I Consigli di Cossiga, la Repubblica, 8 novembre 2008)

I fatti di Milano del Primo Maggio, documentati ed enfatizzati per due giorni sui social e dai media, e quelli di Bologna che hanno occupato giusto due ore o poco più i canali d'informazione.





sabato 2 maggio 2015

NoExpo e BlackBloc: il sacrificio di Milano in nome di Expo2015

Un sentimento di rabbia profonda, indignazione e, purtroppo impotenza, ci assale prepotentemente alla vista delle immagini e dei video che documentano la feroce devastazione di Milano, nella giornata inaugurale di Expo2015, ad opera di BlackBloc incapucciati, irriconoscibile, armati di tutto punto e, qualcuno sostiene, militarizzati.
La condanna è unanime, nessuna giustificazione, nessuna spiegazione, inutile filosofeggiare sui motivi, sui sentimenti, sull'appartenenza sociale di questi ragazzi, sono SOLO dei VIOLENTI, amanti della distruzione fine a se stessa.
Ci stiamo, grazie ai mass media ed ai social network, però concentrando solo su UN PARTICOLARE e NON SULL'INTERO QUADRO DELLA SITUAZIONE, successe la stessa cosa durante gli scontri avvenuti in occasione dell'inaugurazione della nuova sede centrale della BCE, durante i quale i Black Occupy, misero, letteralmente, a ferro e fuoco, Francoforte, nell'intento di contestare il potere economico oligarchico dell'Unione Europea.
In entrambe le situazioni è stato deciso di sacrificare la sicurezza dei cittadini, di Francoforte e di Milano, in favore dei simboli del potere, sede BCE e Expo2015.
BCE incarna l'oligarchia della classe politica europea, Expo2015 è l'abito della festa indossato dalle multinazionali alimentari che sfruttano la parte più povera del pianeta NON PER SFAMARE TUTTI, MA PER NUTRIRE SOLO POCHI.
Ieri Milano ed i milanesi sono stati lasciati SOLI, in balia della violenza più cieca e devastatrice, perchè si è scelto, anche a causa dei continui tagli delle Forze dell'Ordine che hanno permesso di effettuare pochi controlli a scopo preventivo, consapevolmente di proteggere il sito di Expo2015, sono stati protetti solo pochi privilegiati.


venerdì 1 maggio 2015

Il fu Primo Maggio

Accendo il pc, mentre attendo che si apra la schermata che mi consente di scrivere questo post, la mia attenzione è attirata dal forte contrasto di luci e colori che si può ammirare guardando appena fuori dalla finestra, enormi e gonfi nuvoloni grigi, che non promettono nulla di buono,si addensano nel cielo illuminati da un forte sole di maggio.
Chiaro e scuro.
Expo2015  e Primo Maggio festa dei lavatori.
Lo sfarzo dell'accensione dell'Albero della Vita, avvolto nella musica di un concerto dal vivo riservato a 10 mila eletti che ha preceduto la giornata odierna di inaugurazione della grande Esposizione Mondiale, incompiuta (il 70% dei lavori risultano incompiuti per Nutrire il Pianeta, (da parte delle stesse multinazionali che sfruttano i Paesi più poveri), distrarrà, forse, l'attenzione generale dal vero scopo del Primo Maggio, data nella quale si ricorda e si celebra, o si dovrebbe celebrare, l'impegno del movimento sindacale ed i traguardi dai lavoratori economicamente e socialmente.
Il condizionale è d'obbligo, soprattutto all'indomani della diffusione da parte dell' ISTAT dei dati sul lavoro in Italia: 13% il tasso di disoccupazione, 43% quello tra i giovani.
L'istituto, a fronte di tali dati, afferma che è ancora troppo presto per vedere gli effetti, se mai si verificheranno e se effettivamente saranno positivi (n.d.r), dell'applicazione delle nuove norme del JobsAct.
Attualmente però la situazione è questa, aggravata sia dall'applicazione di forme contrattuali che creano situazioni di precariato sempre più diffuse che da importi retributivi sempre più bassi, un esempio per tutti i 5 euro lordi che dovrebbero essere percepiti da un giovane assunto da una società di vigilanza nell'ambito proprio di Expo2015 (qui il post).
E per chi lavora, per chi ha questa fortuna o questo privilegio (vedete voi), oggi potrebbe essere una solo una giornata come tante altre, da trascorrere sul posto di lavoro e non con la famiglia perchè alcuni discount sono regolarmente aperti, orario continuato, insieme a tutti quelli impegnati ad accogliere i primi visitatori di Expo2015.
Chi lavora e chi ascolterà il concerto in piazza del Primo Maggio.
Chi lavora e chi manifesterà per loro.
Chi lavora e chi è disoccupato.
Luci ed ombre sulle macerie ideologiche di quello che fu il Primo Maggio.